Lee voleva portare sullo schermo la complessità di Malcolm X, l'evoluzione del suo pensiero e della sua vita.
«Da lui irradia l'aura di Malcolm X», dichiarò entusiasta Spike Lee.
Preso in mano il film, Spike Lee iniziò a dedicarsi alla sceneggiatura.
La voce di Ossie Davis recita l'elogio funebre di Malcolm X.
Dickerson aveva appena concluso il suo primo film come regista, e voleva partecipare assolutamente alla lavorazione di Malcolm X.
Quell'anno, infatti, Spike Lee proclamò sul suo diario l'intenzione di realizzare un film basato sull'autobiografia di Malcolm X.
Il progetto di realizzare un film tratto dall'Autobiografia di Malcolm X era presente nelle intenzioni della Warner Bros. già dalla fine degli anni sessanta.
Lee rimase sconvolto per giorni, e sostenne che l'articolo era «diffamatorio.
Nel 1969 lo scrittore afroamericano James Baldwin, che aveva conosciuto personalmente Malcolm X, iniziò a scrivere una sceneggiatura, che però non portò mai a termine.
Lee dichiarò che per la Warner i neri non contavano niente, e iniziò a chiamare lo studio "la piantagione".
