Tolstoj parlò con Sergej e poi con Tat'jana, dettando un telegramma ai figli che credeva fossero rimasti a Jasnaja accanto a Sonja: «Vi prego di trattenere la mamma.
Riferisce la figlia Tat'jana: D'altro canto, in Tolstoj permaneva il desiderio di distribuire ogni propria ricchezza e di andare per sempre a fare la vita del contadino.
Ma Sonja giunse in tempo per supplicarli, fra le lacrime, di venire con loro, dato che aveva paura di restare da sola.
Così ricorderà quella sera la figlia Tat'jana, allora ventenne: Il marito non andò lontano: sapeva che la moglie stava per partorire.
Ma Sonja non si dava pace: la ossessionava l'idea che i discepoli del marito – che lei chiamava «gli oscuri» o «i tenebrosi» – volessero avvelenarla e che tra lui e Čertkov vi fosse un amore omosessuale (quest'ultimo sospetto era basato su un vecchio foglio dei diari di Tolstoj ).
Sonja, che aveva concentrato sull'ultimogenito tutto l'amore di cui era ancora capace, fu presa dalla disperazione e cercò rifugio nella preghiera.
